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01/10/2005
INTERVISTA A CLAUDIO POZZANI
di
Luisa Castellini - Genovapress
Occhi
che cantano darte, poesia e musica.
Mani che si muovono per afferrare pensieri,
idee e progetti che prendono corpo in romanzi,
raccolte di poesie ma anche in manifestazioni
culturali. Mai un momento di requie per
Claudio Pozzani. Genovese, classe 1961,
poeta, narratore, musicista, artista a 360
° e instancabile organizzatore di eventi.
Inizia negli anni 80 aprendo un circolo
culturale, I viaggiatori nel tempo
e poi regala alla sua città una manifestazione
di ampio respiro interamente dedicata alla
poesia. Il Festival Internazionale della
Poesia ha festeggiato questanno lundicesima
edizione riconfermandosi un appuntamento
immancabile. Allombra della Lanterna
sfilano ogni anno poeti provenienti da tutto
il mondo e sono celebrati autori importanti
in una settimana densa dincontri e
appuntamenti. La passione per la poesia
ha portato Pozzani a organizzare manifestazioni
analoghe anche sul Lago di Garda, a Parigi,
Helsinki e Bruges e a dicembre, a volare
fino a Tokyo.
Quali
sono state le caratteristiche del festival
di questanno?
Prima
di tutto, una rinnovata attenzione al tessuto
urbano. Nelle altre edizioni erano previste
delle letture itineranti in varie zone della
città. Era unoperazione suggestiva
ma complessa dal punto di vista organizzativo
e cera sempre il rischio di qualche
acquazzone improvviso
Questanno
il rapporto con la città si è
tradotto nel coinvolgimento di musei e istituzioni
con la scommessa della Notte di Poesia
di sabato 11 giugno, dal titolo I
sogni abitati.
E
i momenti più significativi?
La
Notte di Poesia è stata,
come dicevo prima, una vera scommessa, che
ha stupito persino i più scettici.
Dal tardo pomeriggio fino a notte fonda,
Genova è stata teatro di un evento
che ha preso corpo nei luoghi più
significativi della città: il Museo
di SantAgostino, il Chiossone, Villa
Croce, Palazzo Tursi, Palazzo Bianco e Palazzo
Rosso. In questultimo sono arrivate
ben più di mille persone! La notte
di sabato ha dimostrato che cè
un pubblico a Genova, anche e soprattutto
per manifestazioni dalto livello culturale.
Ha reso evidente che si può avere
un pubblico, fare numeri, anche
con la cultura, senza ricorrere a sterili
banalizzazioni. Altri momenti importanti
del Festival sono stati gli interventi di
Peter Hammill e di Albert Ostermeier e lomaggio
a Raymond Carver con Giuseppe Cederna ed
Enrico Rava in collaborazione con la Minimum
Fax.
Quali
sono le differenze tra il Festival della
Poesia e le altre manifestazioni dedicate
alla poesia che organizzi in Europa?
Anche
se le coordinate cambiano, le manifestazioni
che organizzo nascono dalla stessa esigenza.
Naturalmente ognuna ha un carattere diverso
e incontra realtà differenti. Sono
molto legato a Bruges, la mia città
dei sogni da bambino. Tornarci da
adulto per conquistarla è
stata una grande soddisfazione. Il Festival
a Bruges ha una cadenza biennale e ha un
ottimo riscontro anche perché è
appoggiato da unistituzione importante,
la Provincia delle Fiandre Occidentali,
che ha subito creduto nel progetto.
Quali
progetti hai in cantiere?
A
dicembre organizzerò un Festival
di due giorni in Giappone, a Tokyo. Sempre
nello stesso periodo, uscirà un mio
libro dedicato alla città intitolato
Per una rivoluzione culturale a Genova.
Una riflessione su come dovrebbe essere
impostata la rinascita culturale del capoluogo
ligure, abbracciando una prospettiva di
ampio respiro. Inoltre, sto finendo un romanzo
e una raccolta di poesie che pubblicherò,
per scelta, in Francia. E poi cè
larte: già da tre anni coltivo
il progetto di unesposizione che raccolga
i miei lavori. Un progetto multimediale
basato su una città immaginaria che
prende corpo nelle mie installazioni ove
si fondono musiche e suoni, quadri che nascono
dalla rielaborazione digitale di fotografie
e le sculture, électroménagères
zoomorphe, che nascono da oggetti
trovati e assemblati. Infine, mi piacerebbe
organizzare un festival itinerante di poesia
con partenza da Genova. Dieci artisti che
girano il mondo incontrandone molti altri
e un film a documentare il tutto.
La
poesia oggi..
La
poesia sta purtroppo diventando una cosa
troppo popolare. Tutti scrivono
e nessuno legge. Pochissimi hanno voglia
di studiare e imparare: cè
una mancanza di curiosità intellettuale
e di voglia di approfondimento. I giovani
nascono già imparati,
hanno fretta di specializzarsi in qualcosa
e la cultura lo si vede tutti i giorni
in televisione- diventa semplice divulgazione
col risultato di una superficialità
preoccupante. Il problema è che si
tende a colpevolizzare la scuola, i genitori,
tutti i condizionamenti esterni, dimenticando
che ognuno nasce con una propria testa.
La verità è che solo pochi
giovani hanno voglia di impegnarsi in qualcosa
a fondo. E se non cè voglia
di imparare e cambiare il mondo a ventanni
allora è davvero il momento di preoccuparsi..
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